L’ottobre scorso nell’ambito della rassegna “Incontri con gli Autori”, Paolo Teobaldi ha presentato il suo ultimo libro “il mio manicomio”. Un cosmo raccontato attraverso piccole cose, un tormentato monologo scritto con un linguaggio pieno di dignità e pudore che traspare dalla vita della protagonista Tilde, infermiera dell’ex giardino delle delizie di Pesaro divenuto manicomio, luogo di pena e reclusione che diventa paradossalmente un osservatorio privilegiato di oltre mezzo secolo di storia.
Prof. Teobaldi perché ha deciso di scrivere un romanzo che affronta la tematica dei manicomi?
Facendo questo mestiere, ho sempre pensato che non fosse giusto ricalcare dei territori già esplorati, preferisco rischiare e affrontare questioni nuove piuttosto che fare il sequel di un libro precedente. Ogni volta cerco di variare, in più mi ha spinto anche una curiosità personale perché mia madre lavorava proprio in quel manicomio.
Perché ha scritto il romanzo dal punto di vista di una donna?
Ho voluto cambiare perché assumere il proprio punto di vista è troppo comodo, quel rischio di solito lo si corre nell’opera prima, ad esempio se un ragazzo scrive dell’amore, parla del proprio amore o del proprio disamore, per me crescendo è venuto naturale esprimere anche altri punti di vista, è troppo comodo parlare sempre di sé.
Cosa si potrà aspettare il lettore dal suo libro?
Mah… le recensioni che ho letto sono tutte positive, ci sono quelle che sottolineano la pesaresitudine e via dicendo che mi attirano poco mentre trovo interessanti quelle che mettono in evidenza la capacità che avrebbe questo libro di parlare di un argomento doloroso e drammatico in maniera delicata, per cui spero che il lettore esca da questo libro non dico rasserenato ma neanche depresso soprattutto se penso ad un lettore giovane, se invece penso ad un lettore adulto l’idea di recuperare certi segmenti di memoria o anche di vedere con occhi nuovi una realtà che è sotto gli occhi di tutti non mi dispiacerebbe, poi per dirla tutta c’è anche un aspetto musicale perché ho la convinzione che la prosa somigli molto ad una partitura musicale quindi se uno ama la musica di un cantautore e aspetta il suo secondo disco così potrebbe essere per me ed i miei libri.
Paolo Teobaldi ci racconta “Il mio manicomio”
marzo 25th, 2008 · 1 Comment
Tags: libri · personaggi

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1 Goffredo Pallucchini presenta a Pesaro “Il pittore di Edimburgo” // giu 17, 2008 at 00:50
[...] Paolo Teobaldi ci racconta “Il mio manicomio” [...]
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