Giovedì 17 gennaio presso la Sala Adele Bei della Provincia di Pesaro e Urbino è stato presentato il libro “L’impresa forte. Un manifesto per le piccole imprese”di Paolo Preti e Marina Puricelli. La piccola impresa vista non come incidente di percorso ma come una costante di lungo periodo dell’economia italiana che garantisce sviluppo, espansione e internazionalizzazione e che non si può (e non conviene) considerarla un vizio da correggere. Abbiamo intervistato l’autore del libro il Professor Paolo Preti, docente di Organizzazione delle piccole e medie imprese all’Università “Bocconi” di Milano, direttore del Master Piccole Medie Imprese dello SDA Bocconi, nonché docente della S.I.D.- Scuola per l’Imprenditorialità e la dirigenza della Confartigianato Imprese di Pesaro e Urbino.
Prof. Preti perché ha deciso di scrivere un libro sulla realtà delle piccole e medie imprese ?
Perché esse non hanno voce. Troppo spesso si parla di declino del nostro Paese addebitando tale responsabilità alle piccole e medie imprese mentre in realtà, queste stanno da sempre o almeno dal boom economico degli anni ’60 dietro allo sviluppo ed alla crescita del benessere di tutti noi. A mio parere quindi oggi c’è bisogno di sostenere e di dare voce a queste piccole e medie imprese nonostante in Italia vi sia un partito abbastanza forte che continui a negare la validità di queste iniziative.
Come giudica la realtà pesarese ?
Come molte altre realtà provinciali. Qualche media impresa, soprattutto nel settore del mobile e moltissime piccole imprese, sostanzialmente nulla di diverso rispetto al resto d’Italia.
Nell’odierno contesto di globalizzazione le piccole e medie imprese riusciranno ad essere competitive sul mercato mondiale?
Noi con queste piccole e medie imprese siamo diventati gli ottavi al mondo e anche fossimo i noni o i decimi basta ricordarci dove erano i nostri nonni per capire quanto siamo andati avanti. Eravamo un Paese che soffriva di emigrazione ed oggi abbiamo problemi esattamente opposti e tutto questo non è certo merito della grande impresa pubblica, privata o mista e non è certo merito del Sistema Paese come possiamo facilmente evincere anche dalle emergenze apparse in questi giorni. Il merito è dell’imprenditore, di questa figura che ha saputo rischiare in prima persona capitale, energia e tempo e che con idee originali e vincenti ha costruito imprese e posti di lavoro. Questo è avvenuto negli ultimi sessanta anni è non vedo rischi strutturali provenienti dalla globalizzazione, anzi le nostre imprese sono già preparate ad esportare i propri prodotti e servizi in tutto il mondo, è stato così e sarà ancora così.





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