Martedì 1 Aprile alle ore 17.30 presso la Biblioteca San Giovanni di Pesaro è stato presentato il libro “Forme del delirio e psicopatologia” di Mario Rossi Monti, psichiatra Ordinario di Psicologia Clinica presso l’Università degli Studi di Urbino e psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana. Il volume, Raffaello Cortina Editore 168 pagine per € 19.80, tratta dello stato d’animo nel quale nasce il delirio, su quali nuove forme assume oggi il delirio e in che modo esso è il prodotto del nostro tempo. Il testo fornisce una serie di risposte che interrogano la natura stessa della condizione umana.
Abbiamo chiesto al Prof. Mario Rossi Monti alcune delucidazioni su fenomeni sociali correlati a problemi psicologici.
Prof. Monti, sappiamo purtroppo che alcuni giovani si rifugiano nel mondo delle droghe, questo può generare dei problemi da un punto di vista psicologico?
Senz’altro si. Le droghe possono provocare crisi psicopatologiche inoltre è importante sapere che alcune di queste sono irreversibili, mentre nella maggior parte dei casi le crisi indotte da sostanze stupefacenti sono reversibili cioè una persona può superare la crisi e tornare ad un suo normale equilibrio, in alcuni casi si innesca una patologia mentale che non è più possibile recuperare.
Esistono delle strutture che possono aiutare questi giovani a recuperare la propria salute mentale?
Si, anche se la questione dell’uso di sostanze va a toccare un ambito a cavallo tra la dimensione sociale e quella psicopatologica. Si combinano due problemi, quello della dipendenza trattata dal Sert e quello della sofferenza psicologica che fa riferimento ai servizi psichiatrici. Quando ci si trova in questi casi non sempre è possibile trovare una buona integrazione tra questi due servizi perché non si ha una unicità di riferimento.
Le famiglie che hanno un loro congiunto che soffre di disturbi psicopatologici a chi si possono rivolgere, quale consiglio ci può dare?
Per fortuna adesso la situazione è molto cambiata rispetto al passato quando le famiglie venivano considerate la controparte rispetto al trattamento del paziente. Oggi le famiglie tramite associazioni familiari, che sono sempre più diffuse nel territorio nazionale, sono parte diretta della presa in carico di questi pazienti. Esistono associazioni di famiglie che gestiscono assieme ai servizi sociali, strutture comunitarie come case famiglie o residenze e, nei casi più avanzati, c’è la possibilità di far parte di gruppi di familiari che si supportano tra loro per trovare i modi migliori per rapportarsi con il loro congiunto sofferente. Quindi una terapia di relazione anche tra le famiglie? Certo perché la famiglia è quella su cui il peso della malattia mentale grava di più.





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1 Master IT Blog » Presentato a Pesaro un libro sul disagio psicologico // apr 5, 2008 at 14:45
[...] Maddalena Forestiere: [...]
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